HOME PAGE PREGHIERE RACCONTI PENSIERI

sabato 21 febbraio 2015

DIFENDIAMO LA FAMIGLIA




La famiglia: in essa il primo alfabeto della famiglia

COME DON BOSCO
Di PINO PELLEGRINO dal bollettino salesiano di febbraio 2015


Perché difendiamo la famiglia

Forse mai come oggi la famiglia è stata così tanto assediata,così tanto bersagliata. Eppure noi ci collochiamo dalla parte di coloro che la difendono. Pensiamo di avere tutte le carte in regola per giustificare tale scelta.

Difendiamo la famiglia perché è l'anticamera di tutto: il luogo primario della nostra umanizzazione. È nella famiglia che si impara il primo alfabeto della vita!
Se le prime esperienze sono positive, avremo quella fiducia di fondo (ritenuta fondamentale dallo psicanalista statunitense Erik Erikson, 1902-1994) che porteremo sempre con noi; se saranno esperienze negative, ne risentiremo per la vita intera.
Una cosa è certa: vi sono cicatrici psicologiche, circuiti virtuosi (o viziosi) contratti nella prima infanzia, che non si rimarginano più. È la prova che la famiglia ci firma. Ecco un punto su cui tutti sono d'accordo. Lo psicologo e psichiatra statunitense Arnold Gesell (1880-1961) è deciso: "La maturità psicologica che viene raggiunta nei primi cinque anni di vita è prodigiosa!".
Il nostro maestro-scrittore, Mario Lodi (1922-2014) conferma: "Nei primissimi anni dell'infanzia il bambino impara l'80% di quanto gli servirà per tutta la vita".
La psicanalista svizzera Alice Miller (1923-2010) è ancor più decisa: "L'opinione pubblica è ancora ben lontana dall'avere consapevolezza che tutto ciò che capita al bambino nei suoi primi anni di vita si ripercuote inevitabilmente nella società: psicosi, droga, e criminalità sono l'espressione cifrata delle primissime esperienze".


Difendiamo la famiglia perché è la famiglia che soddisfa il bisogno di appartenenza scritto nel nostro patrimonio cromosomico genetico. Nessuno ama essere figlio di nessuno!

Difendiamo la famiglia perché è la clinica del cuore.
In essa non si è accolti per quello che si sa come a scuola; non per quello che si fa, come al lavoro, ma per quello che si è!
Ebbene, questo è il primo capitolo dell'amore secondo lo psicanalista austriaco Bruno Bettelheim (1903-1990): "Non puntate ad avere il bambino che piacerebbe a voi! Abbiate rispetto per ciò che il bambino è!".


Difendiamo la famiglia perché è la prima scuola di socialità. La famiglia è una società in miniatura: il luogo ove si vive il plurale, ove il piccolo dell'uomo fa la prima conoscenza del 'noi'. Nella famiglia il bambino esperimenta la vera relazionalità che non può essere soddisfatta dalle nostre varie connessioni digitali d'oggi.

Difendiamo la famiglia perché è una riserva di valori: del valore Gratuità, del valore Sicurezza, del valore Amore, del valore Intimità, del valore Relazionalità di cui abbiamo appena detto.
Ecco, in breve (troppo in breve!) perché difendiamo la famiglia! Sono ragioni da meditare per scoprirne tutta la valenza argomentativa.
Qui lo spazio ci impone di chiudere senza però prima aver detto che la nostra difesa della famiglia non si fonda su ragioni religiose. Non è necessario appartenere a una religione per difendere la famiglia. Molti pensatori non cristiani, ad esempio, l'hanno protetta, l'hanno difesa.
Pensiamo al grande filosofo greco Aristotele (384-322 a.C.), a Cicerone (106-43 a.C.), a Marx (1818-1883) stesso. Pensatori che hanno capito che la famiglia è il primo patrimonio dell'umanità, anche se non è rintracciabile tra i 1007 siti individuati, finora, dall'Unesco.
La famiglia è un frammento di mondo che ne guida il destino! Bersagliare la famiglia è seminare mine anti-uomo, è tagliare il ramo su cui siamo seduti. Davvero: abbiamo tutte le carte in regola per difenderla, per sostenerla, per amarla! 


LA FAMIGLIA È COME IL CALABRONE:

Molti pensano che dovrebbe precipitare, invece vola!
Il brillante scrittore Vittorio Buttafava in una simpatica lettera: "Cari figli del 2053", parlando della famiglia, ha fatto queste osservazioni che ci convincono sempre più della sua importanza e necessità: "Scommetto che anche voi, nel vostro 2053 state discutendo se la famiglia è in crisi. È da un secolo, e anche più, che si rumina questo argomento senza venirne a capo.
 
Uno psicologo americano B. Watson previde nel 1937 che entro mezzo secolo 'il matrimonio non sarebbe più esistito'. Nel 1937 il sociologo Pitirin Serokin, commentando la crescente diffusione dei divorzi e delle separazioni, decretò la fine della famiglia come 'unione di marito e moglie' e la ridusse a 'un semplice sistema di parcheggio notturno destinato ai rapporti sessuali'. Un altro celebre sociologo, Carl Zimmermann, stabilì che la famiglia dovesse polverizzarsi, dando inizio alla fine della civiltà occidentale.

Hanno sbagliato tutti!

L'errore comune è stato quello di credere che gli avvenimenti esterni, la rivoluzione francese, l'industrialismo, la liberazione sessuale e la protesta giovanile, avessero la forza di cancellare un'istituzione che è nata con l'uomo delle caverne, si è collaudata attraverso i millenni e quindi non può morire. Le inchieste degli ultimi anni sulla famiglia hanno tutte un denominatore comune. La famiglia, nonostante gli errori e le polemiche, resta un'isola calda, protettiva, rassicurante specialmente nel confronto con il disastro del mondo esterno.
Credo che continuerà a esistere e che sostanzialmente sarà più franca e onesta". 

PIETRE MILIARI
• "La famiglia sarà piena di germi e di batteri, però serve alle persone per crescere" (Natalia Ginzburg, scrittrice, 1916-1991).
• "Per quante convivenze di vario tipo si possano inventare, la famiglia torna sempre di soppiatto" (Margaret Mead, antropologa, 1901-1978).
• "Non attentate alla famiglia: è un concetto di Dio, non nostro" (Giuseppe Mazzini, uomo politico, 1805-1872).
• "Se alla famiglia si riservasse tanta attenzione quanta ne abbiamo per le armi da fuoco o per il gioco del calcio, questo Paese sarebbe infinitamente più sano e felice... Mentre siamo impegnati ad andare avanti e indietro sulla Luna e su Marte, la famiglia è l'ultimo dei nostri pensieri" (Urie Bronfenbrenner, psicologo tedesco, 1917-2005). 

QUESTO DICO AL FIGLIO ADOLESCENTE

"Tutte le sere, prima di metterti a letto, smaltisci i tuoi rifiuti emotivi".

"Ha senso vivere per diventare l'uomo più ricco del cimitero?". 

"La vita è sensata solo se è donata!". 

"Cammina per trovare gli altri, fermati, per trovare te stesso".

"Chi ha solo il denaro in testa, finisce con il diventare un salvadanaio". 


giovedì 19 febbraio 2015

Le malattie dell'educazione : il rachitismo



COME DON BOSCO
 Di PINO PELLEGRINO bollettino salesiano gennaio 2015

Il messaggio pedagogico più urgente, oggi: «Genitori, per favore, crescete!».
I nostri ragazzi hanno bisogno di riempirsi gli occhi di adulti limpidi, ben definiti. Hanno bisogno di padri e di madri che si comportino da genitori, non da amici.

C'è da augurarsi che nessuno dei lettori sia ammalato della malattia di cui dobbiamo (sì, lo sentiamo come dovere!) parlare in questo mese: il rachitismo.

I medici ci dicono che chi è affetto da rachitismo è carente di vitamina D, per cui l'ossificazione è ostacolata e la crescita bloccata ed ecco l'uomo debole, fragile, non cresciuto, non virile, non energico e forte. E’ chiaro che qui non parliamo di rachitismo fisico, ma di rachitismo psichico, di infantilismo spirituale.
Parliamo di educatori non cresciuti 'dentro'. Ne parliamo come obbligo morale, come abbiamo detto, perché il rachitismo psichico colpisce al cuore l'educazione e la distrugge!

È noto a tutti che 'educare' equivale a 'far emergere', a 'suscitare' l'Uomo nascosto in ogni bambino che approda sulla Terra, così come Michelangelo ha fatto emergere il capolavoro del David nascosto nel blocco di marmo.
Ebbene, sta qui il cuore del nostro ragionamento: può far emergere una persona solo chi è emerso, solo chi ha fatto in sé l'esperienza della crescita! In breve: può far crescere solo chi è cresciuto! Chi è bonsai, non potrà mai far emergere sequoie (le piante più alte della Terra).
Ecco perché il rachitismo psichico è la malattia pedagogica più grave in assoluto.

Come si vede, il discorso si fa serio perché il punto nevralgico dell'emergenza pedagogica che è sotto gli occhi di tutti, sta nel fatto che oggi la gente cresce sempre più, mentre gli Uomini simpaticamente Uomini, gli Uomini riusciti che dimostrano la bellezza di appartenere alla specie umana, diminuiscono!

Stiamo scivolando nel piagnisteo? No! Stiamo facendo una riflessione ad alta voce per lanciare il messaggio pedagogico più urgente, oggi: "Genitori, per favore, crescete!".
I nostri ragazzi hanno bisogno di riempirsi gli occhi di adulti limpidi, ben definiti. Hanno bisogno di padri e di madri che si comportino da genitori, non da amici.
L'allarme è così urgente che vien lanciato da tutte le sponde.

La scrittrice Elena Loewenthal ci avvisa: «I nostri poveri adolescenti, già confusi per i fatti loro, potrebbero trarre danni irreparabili dal confronto con gli adulti marmocchi, resistenti alla crescita e tanto più se sono i propri genitori. Quindi mamme e papà, mammine palestrate e paparini frizzanti, bando agli affanni del giovanilismo coatto. È arrivata finalmente l'ora di crescere!».

Sulla stessa lunghezza d'onda della scrittrice è don Antonio Mazzi quando ci manda a dire che «L'anello debole della nostra società sono i quarantenni, non i quindicenni. La fragilità dei quarantenni è spaventosamente patologica: uomini grandi, ma piccoli; potenti, ma fragili; ricchi, ma vuoti; sempre amanti, mai mariti!».

Il rachitismo psichico tanto diffuso dovrebbe darci la sveglia. La pedagogia è stata stampata su carta migliaia di volte, in milioni di copie. La trovi in tutte le lingue. Eppure l'umanità è ancora ferma. Che cosa aspetta?
Aspetta Uomini di fatti, non di fiato, Uomini riusciti: personalità d'alto fusto. Poi si muoverà! 


UN UOMO RIUSCITO
• L'Uomo riuscito è esistito! È esistito l'Uomo che ha tratto da sé tutto il volume dell'uomo. Un capolavoro di umanità. Aveva un nome preciso: si chiamava Gesù! Si cerchi fin che si vuole, ma non si trova uno che possa superarlo!
• Lo dicono tutti, anche quelli che non lo seguono, tanto è impegnativo.
• Persino un ateo come il filosofo tedesco Friedrich Nietzsche (1844-1900) ha dovuto ammettere che "da Cristo in giù è solo pianura!".
• Ci spiace non poter provare in questa sede (l'abbiamo fatto altrove) che Gesù è la personalità più alta e più significativa di tutta la storia. Qui ci limitiamo a trarre una conseguenza. Se è vero che Gesù è la Cima, non far incontrare i nostri ragazzi con Cristo, nascondere loro la sua conoscenza, può configurarsi come un vero reato: un reato pedagogico! È privarli della 'terapia' più sicura che guarisce l'uomo e lo fa crescere più in fretta: la 'Cristoterapia'. 

QUESTO DICO AL FIGLIO ADOLESCENTE
• La vita ha il gusto che le dai.
• Va' in giro con la tua faccia, non con quella da fotocopia!
• Si può essere notevoli, senza essere notati.
• "Non esiste bellezza senza personalità" (Sofia Loren).
• Il sorriso trasforma i brufoli in ali.
• La festa è nel cuore, non nel bicchiere di liquore.
• Guarda in alto, non in aria!
• La vita è più mitica di quanto ti immagini! 

PRENDO NOTA
• Non voglio far pensare che diventare adulti significhi diventare noiosi.

• Il figlio non è una medaglia da appendere al collo: non lo obbligo a fare gli straordinari per dimostrare d'aver messo al mondo un fenomeno!

• Si inganna il figlio a farlo crescere con il sedere nel burro.

• Chi ama i fiori non li calpesta, né li coglie per sé, ma li lascia crescere, liberi e belli, nel prato.

sabato 14 febbraio 2015

GENITORI, FIGLI, CATECHISTI: LA DUREZZA DEL CUORE

COME DON BOSCO di Pino Pellegrino   dal Bollettino salesiano di Ottobre 2014


La 'sclerocardia' (la durezza di cuore)

Se la malattia della 'figliolite' può avere una giustificazione nella sensibilità delle mamme, se la 'tarantolite' si può spiegare in tempi di crisi come i nostri, la 'sclerocardia' ('durezza di cuore') sulla quale vogliamo fermarci in questo mese, non ha giustificazione alcuna, tanto è cattiva e disgustosa

Non è forse vero che non amare i figli è da crudeli? Da sadici? Eppure oggi, mentre la Terra si riscalda, i cuori si raffreddano, l'analfabetismo affettivo si diffonde sempre più la mancanza di tenerezza pare ai minimi storici.
No, non è allarmismo esagerato: è realismo pedagogico! Quando parliamo di 'durezza di cuore' non siamo nel regno della fantasia. Quando parliamo di 'sclerocardia' non parliamo di una malattia esotica, di terre lontane. La 'sclerocardia' abita qui!
Lo avvertono tutti gli spiriti più sensibili e attenti. 


 Lo psichiatra Paolo Crepet (1951) è molto chiaro: "Dietro migliaia di luci accese nei condomini delle nostre città si nascondono solitudini, rancori, latitanze affettive".
Non meno esplicito era il nostro più noto pediatra del secolo scorso, Marcello Bernardi (1922-2001): "Viviamo in un mondo sempre più povero di amore. Questo è il grande rischio che vedo davanti ai nostri bambini!".
Anche l'educatore Antonio Mazzi (1929) è sulla stessa linea: "
La crisi più profonda oggi parte dalla mancanza di abbracci, di relazioni, di amicizia, di tenerezza".
 
Niente sarebbe più facile che continuare a snocciolare conferme autorevoli sul nostro inverno pedagogico, ma il lettore sa che non è nel nostro stile persistere nel mettere il dito sulle piaghe: preferiamo curarle!
Ebbene diciamo subito che anche alla 'sclerocardia' si possono tranquillamente tagliare le unghie.
Le strategie non mancano. Ci limitiamo a tre. 

La 'sclerocardia' si combatte mettendo in circolazione parole di seta.



È noto a tutti che vi sono parole che gelano i cuori, altre che li riscaldano; parole che schiacciano e parole che innalzano; parole che mordono e parole che guariscono.
Ditemi se non sono vitamine psicologiche parole come queste, dette al figlio: "Sei favoloso!". "Siamo orgogliosi di te!". "È bello averti come figlio!"?
Queste sono parole terapeutiche. Privare di esse il figlio, è come disidratargli l'anima, è devitalizzarlo. Non usiamole con il contagocce: quelle sono parole benedette!
Gli studiosi stanno ancora cercando una medicina più efficace delle parole di seta! 


La 'sclerocardia' si combatte con le coccole.
 
Alcuni anni fa era in circolazione un magnifico lavoro intitolato "La terapia delle coccole". L'autore, Piero Balestro, provava che il contatto pelle a pelle ha effetti prodigiosi: giova alla crescita, previene le malattie, migliora l'umore, stabilizza le funzioni cardiache.È certo: cinque secondi di carezze comunicano più salute che un'ora di parole! Coccolare è baciare l'anima! Lo sapeva Gesù stesso che non per nulla praticava il linguaggio dell'abbraccio (Mc 10,16).
Linguaggio, dissennatamente, dimenticato! Troppi sono oggi i piccoli che soffrono di reumatismi psicologici contratti in quelle famiglie nelle quali si ha paura a lasciarsi andare alle carezze.



 

Finalmente, la 'sclerocardia' si combatte regalando gentilezze.
 
Il famosissimo pediatra americano Benjamin Spok (1903-1998) era solito ricordare alle mamme che "La cura amorevole data con gentilezza ai figli vale cento volte di più di un pannolino messo alla perfezione".
Regalare gentilezze è addolcire il cuore. È togliere i viveri alla 'sclerocardia'!
Regalare gentilezze è cortesia, attenzione, premura: è accompagnare il bambino a letto e non mandarlo; è fargli una sorpresa; è preparargli la pietanza che gli piace tanto; è partecipare alla recita scolastica di fine anno, anche a costo di lasciare un impegno importante. Sì, per tutta la vita il figlio si ricorderà che avete preferito lui ai vostri impegni.
Per tutta la vita si ricorderà d'aver avuto genitori che con il loro alto voltaggio emotivo riscaldavano sempre la casa anche con i termosifoni spenti. 


PRENDO NOTA
• Una parola calda riscalda tre stagioni fredde.
• Il rimprovero fa bene, l'incoraggiamento di più!
• Nulla rende più ansioso il figlio che sentirsi dire da mamma e papà che potrebbe fare di più!
• La pecora che bela perde il boccone: non è da intelligenti dedicarsi ai lamenti!
• Dare tutto al figlio è preparare un infelice: il passero ubriaco trova amare persino le ciliegie!
• Briglia sciolta, un po' alla volta. Quando il dentifricio è uscito dal tubetto, chi riesce ancora a farlo rientrare? 

MEDITATE GENTE!
• "I bambini di oggi sembrano sapere tante cose - e le sanno -, ma sotto il bambino tecnologico vi è il bambino eterno che non può vivere senza l'affetto e l'amore di qualcuno che lo aiuti a crescere" (Mario Lodi, maestro e scrittore, vivente).

• "Se amassimo davvero i nostri figli, non li costringeremmo a passare le giornate tra scuola, piscina, lezioni di nuoto o di violino, palestra, corsi di computer, con il solo scopo di annichilirli!" (Paolo Crepet, psichiatra, vivente).

• "Viene ripetuto in continuazione: 'I giovani sono maleducati, avidi violenti!'. Però nessuno dice: 'Perché sono così?'. Fin dalla nascita, li abbiamo coperti di spazzatura e adesso ci lamentiamo del loro cattivo odore!" (Susanna Tamaro, scrittrice, vivente). 

QUESTO DICO AL FIGLIO ADOLESCENTE
 
"Se non puoi crescere in altezza, cresci in simpatia!".
L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, non sulla statura.
Mostra la testa, prima dell'ombelico!
Rifiuta d'essere un lavandino nel quale passa tutto: hai pure la tua dignità!
Aspettati grandi cose dal tuo cervello: non ti deluderà!

lunedì 29 settembre 2014

Figli troppo coccolati da genitori troppo apprensivi?





COME DON BOSCO di Pino Pellegrino   dal Bollettino salesiano di Settembre 2014





Le malattie dell'educazione

2. La tarantolite

Stiamo presentando quelle che ci sembrano le quattro principali malattie dell'educazione, oggi particolarmente diffuse in Italia.
Dopo aver parlato della figliolite, è la volta della tarantolite

La tarantola è - lo sappiamo tutti - un ragno con zampe lunghe e corpo peloso di color nero: brutta bestia che irrita la pelle e porta istintivamente a graffiarci.
I genitori ammalati di 'tarantolite' hanno il cervello 'graffiato' da mille problemi: "Il figlio sarà o non sarà sano?". "Dottore, la vaccinazione gli porterà delle complicazioni?". "Non ha ancora fatto certe domande, sarò normale?". "Non mangia il pesce, cosa fare per dargli una dieta integrale?". "Non ha ancora iniziato a parlare: sarà intelligente?". 




A tanti interrogativi possiamo aggiungerne pure uno noi: «È proprio necessario complicarci così la vita?» Grazie a Dio, i figli hanno più risorse di tutte le nostre ansie, di tutte le nostre preoccupazioni!
E poi, forse che la barca si mette a galleggiare sulle nostre lacrime? La pecora che bela perde il boccone, recita il proverbio. Dunque è necessario prendere di petto la 'tarantolite' e vincerla!
I cinesi hanno un bellissimo detto: «Che gli uccelli dell'aria e le preoccupazioni volino sulla vostra testa non potete impedirlo, ma potete evitare che vi facciano il nido».
Ebbene, perché i mugugni non facciano il nido nella nostra mente, la via migliore è quella di un pacato ragionamento. Allora ragioniamo sui piagnistei più diffusi e più pericolosi, oggi, per l'educazione.


Il primo mugugno è quello dell'impossibilità dell'educazione.


"I nostri ragazzi vanno a ramengo, chi ancora li può formare? La televisione ce li rovina, la scuola non ci aiuta, la società ce li guasta"... e giù pensieri vestiti a lutto!!

Ragioniamo, come abbiamo detto. Quando mai è stato facile educare?Pensate: già un grande filosofo greco, Socrate (469-399 a.C.) si lamentava: "I nostri ragazzi amano il lusso, ridono dell'autorità, non si alzano in piedi davanti ad un anziano...". Andiamo più indietro ancora: su un coccio babilonese, datato 2000 anni avanti Cristo, leggiamo: "Questi ragazzi sono marci nel cuore, sono malvagi e pigri. Dove arriveremo?".
Siamo arrivati al 2000 dopo Cristo, e non fu tutto male!
Se avessimo più senso storico, tante 'tarantole' non farebbero il nido nella nostra mente! 



Oltre al mugugno dell'impossibilità di educare, oggi, altri pensieri neri agitano il cervello di troppi genitori.




Si tratta di vere e proprie trappole, come le tre che seguono:
- La trappola del bambino da manuale.
I libri di psicologia stabiliscono le tappe della crescita del bambino. "Il mio non rispetta la tabella di marcia! Abbiamo in casa un ritardato!?"
- La trappola del bambino televisivo.
Il bambino televisivo è una gioia di bambino! Non suda, non fa capricci, non ha bisogni, tranne quello di un po' di Nutella, peraltro subito soddisfatto. Spenta la televisione, che delusione! "Il mio...."
- La trappola del bambino del vicino.
«Lui sì che è bravo! Lui studia, lui ubbidisce, lui è educato...!»
Suvvia, siamo saggi! Il bambino da manuale esiste solo sui libri. Il bambino televisivo è un'astuta invenzione. Il bambino della famiglia che ci sta di fronte è un'illusione, come quella di chi pensa che la moglie del vicino sia una tacchina, mentre, in realtà, è una semplice gallina!


Il lettore ha capito il messaggio del mese:
la vita potrebbe essere la prova generale del paradiso; troppe volte, per colpa nostra, la facciamo diventare un purgatorio.
Sì è tempo di mettere fine alle infinite 'gnegnere' che distruggono l'educazione. Su un punto non vi è discussione tra pediatri, pedagogisti e psicologi: i genitori lagnosi sono sempre genitori disastrosi. 

La pedagogista Elisabetta Fiorentini non ha dubbi: "La gioia è importante come il pane e la conoscenza, se non di più!".
Il famoso pediatra americano Thomas Berry Brazelton comanda: "Genitori, vi ordino: siate felici!". Il pedagogista Giuliano Palizzi conclude: "I genitori che non si divertono ad educare i figli, hanno sbagliato mestiere!". 


APPUNTI SUL FRIGORIFERO
È da saggi scrivere qualche volta sulla bocca: 'Chiusa per nervi'.
Il bambino è persona. Non uno che mangia e si libera.
Il baccano non dà mai una mano.
Dove c'è allegria è sempre estate.
Un sorriso fa fare il doppio di strada di un brontolio!
La vita sarebbe semplice, se non la complicassimo.
Non viviamo cento anni e ci 'tarantoliamo' per mille. Dov'è finito in buon senso? 


MEDITATE GENTE!

"La madre serena è come il miele per il bambino" (Sigmund Freud, fondatore della psicanalisi).
"I sorrisi arrivano dritti al cuore senza passare per la trafila del cervello".
"Un bambino felice, quando crescerà, non avrà bisogno di droga, di alcol, non fumerà trenta sigarette al giorno" (Silvio Ceccato).
"Vi è un piagnisteo sui pericoli dei bambini che rasenta l'idiozia!" (Domenico Volpi).
"Non capiremo mai abbastanza quanto bene è capace di fare un semplice sorriso" (Madre Teresa di Calcutta).

sabato 27 settembre 2014

C A M M I N O d i F E D E: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel...

C A M M I N O d i F E D E: I pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel...:   Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?   XXVI Domenica del Tempo Ordinario - 28 settembre 2014 Dal Vangelo secondo ...



C O M M E N T O  A L   V A N G E L O

martedì 9 settembre 2014

L'ORATORIO OGGI: è ancora un ponte tra strada e Chiesa?




L'Oratorio: vera opportunità.



...mi sono trovato nella situazione di dover rispondere ad un domanda che a qualche lettore potrebbe apparire assurda, ma che in realtà non lo è se si considera la quasi totale assenza di questa tradizione: “Che cos’è l’Oratorio?”.

Tra le principali “ansie” pastorali che un parroco vive vi è quella della missione di evangelizzazione dei giovani. Essi sono la “pupilla dell’occhio” di una comunità parrocchiale e sono coloro che maggiormente risentono della crisi che, nel nostro tempo, colpisce l’annunzio del Vangelo.

 Cogliere, ancora oggi, la sfida dell’evangelizzazione attraverso la realtà dell’Oratorio è senza dubbio coraggioso. Lo è ancor di più lì dove non esiste quasi nessuna esperienza di Oratorio e dove la maggior parte delle strutture non sono state progettate e realizzate per questa finalità.

Il desiderio e la voglia di creare una “famiglia” attorno a questa felice opportunità superano abbondantemente le possibili difficoltà iniziali. Ed è così che si incominciano a diffondere e delineare belle realtà di Oratorio in quella parte d’Italia dove, forse per troppo tempo, si è maggiormente diffusa la devozione popolare a discapito di questo “antico, ma sempre nuovo” strumento pastorale.

In diversi casi mi sono trovato nella situazione di dover rispondere ad un domanda che a qualche lettore potrebbe apparire assurda, ma che in realtà non lo è se si considera la quasi totale assenza di questa tradizione: “Che cos’è l’Oratorio?”

Ho provato nel tempo a darmi una personale risposta per soddisfare nel modo migliore il desiderio altrui di conoscenza. L’Oratorio non è solo “il luogo fisico in cui vanno a giocare i bambini”. Ridurre l’Oratorio a una così semplicistica definizione mortificherebbe l’impegno e la passione di tanti animatori e catechisti che con grande entusiasmo si mettono al servizio del prossimo.

L'Oratorio, nella sua accezione più vera e profonda, è sinonimo di accoglienza, mano tesa, incontro, ascolto, scuola di vita, servizio, coerenza, rispetto, gruppo, squadra, difficoltà, maturità… potrei continuare all’infinito per delineare l’arcobaleno di atteggiamenti, valori e sentimenti che si costruiscono attorno a questa realtà.

Chi pensa che l’Oratorio esista solo dove ci sono campetti, saloni e teatri sta perdendo l’occasione di sperimentare emozioni ed espressioni che nascono anche solo per strada o nella piazza, perché l'Oratorio non è solo un luogo, ma è comunione di persone, esperienze, abilità, età.

Fatta questa premessa e considerando la mia personale esperienza di parroco, desidero raccontare come l’Oratorio è diventato oggi non soltanto strumento di pastorale giovanile, ma anche casa di tutti, dal più piccolo al più grande. Volgere lo sguardo indietro non è sempre positivo, ma nel nostro caso può essere utile considerare il cammino fin qui fatto, guardando al punto di partenza, per ricordarsi del crescente bisogno di dare spazio ai giovani in una terra che, fino a una decina d’anni fa, dell’Oratorio conosceva, forse, solo il nome.

Nato dalle ceneri di un asilo dismesso, per diventare operativo l’Oratorio “Giovanni Paolo II” di Olivarella (ME) ha richiesto l’accensione di un mutuo le cui rate sono state pagate grazie alla disponibilità di un centinaio di famiglie che mensilmente, per tre anni, hanno partecipato con il contribuito di una quota.
Tutti insieme abbiamo vissuto la sua inaugurazione alla presenza del Vescovo, l’inizio delle attività, le soddisfazioni e le difficoltà… oggi, dopo diversi anni, il centro raccoglie circa duecento tesserati: non solo giovani dai 6 ai 22 anni, ma anche adulti e anziani che tra le mura dell’Oratorio si sentono a casa loro.

Un luogo in cui si cresce umanamente, attraverso il gioco e la condivisione, ma anche cristianamente, con i cammini di formazione che la parrocchia promuove. Una realtà che nel tempo si è positivamente fatta spazio nel territorio e che contribuisce a contrastare gli equilibri negativi: i ragazzi hanno finalmente un punto di riferimento e non stanno più in strada, gli anziani combattono la solitudine incontrandosi e giocando a carte e le famiglie si ritrovano per condividere momenti comunitari di festa. C’è posto davvero per tutti ed in particolare per quelle persone che, per utilizzare il linguaggio di Papa Francesco, consideriamo come appartenenti alle “periferie” umane della storia.

Se dovessi fare una valutazione nella veste di direttore del Servizio Diocesano di Pastorale Giovanile e del Coordinamento degli Oratori posso decisamente affermare che questa è davvero una felice primavera. Essa vede, ormai dal 2007, un continuo fiorire di nuove realtà. Solo nella diocesi di Messina circa venticinque parrocchie hanno avviato un Oratorio partendo da zero, per non dire dal nulla.

Ogni anno se ne aggiungono altre chiedendo corsi di formazione per avviare l’attività. Siamo all’inizio di un nuovo cammino. Un cammino tanto bello quanto ripido. Ma sembra che si stia diffondendo sempre di più la consapevolezza che l'Oratorio può essere davvero il "ponte tra la strada e la Chiesa". Allora non resta che avere coraggio e osare, dedicare del tempo e far crescere la passione, perché l’orizzonte è veramente sereno!

Padre Dario Mostaccio
Diocesi di Messina Lipari Santa Lucia del Mela
http://www.donboscoland.it(Quaderni Cannibali) Luglio 2014




venerdì 5 settembre 2014