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mercoledì 6 febbraio 2013

Parliamo di formazione e relazione



 Stabilire relazioni con ogni persona è il cuore di ogni azione



“In Gesù, maestro di verità e di vita che ci raggiunge nella
 forza dello Spirito, noi siamo coinvolti nell’opera
educatrice del Padre e siamo generati come uomini nuovi,
capaci di stabilire relazioni vere con ogni persona. E’
questo il punto di partenza e il cuore di ogni azione
educativa”.(CEI, Educare alla vita buona del Vangelo cap.3)


L’operatore di catechesi deve tenere sempre presenti due obiettivi in particolare: la sua formazione personale e vivere una relazione personale con gli altri facendo appello alla loro libertà per scoprire insieme quell’immagine divina che è in ciascuno di noi, renderla visibile e poi accettata.

Formazione personale:

Cura la tua formazione, ricordandoti che non si finisce mai di imparare, attraverso

-          La conoscenza della propria fede non ignorando che fede è conoscenza di Dio, del suo disegno d’amore, della sua volontà di salvezza” in modo che si acquisisca una vera mentalità di fede cioè la capacità di comprendere e di interpretare tutte le cose secondo il pensiero di Gesù. Conoscenza della propria fede vissuta in tutti i suoi aspetti, rivolta verso una vita con Gesù cercando l’intimità con Dio, in modo da esporre, insegnare, comunicare chiaramente la Rivelazione di Gesù, la sua vita, morte e risurrezione, nel rispetto delle esigenze e della capacità recettiva dei ragazzi.

     Non camminare davanti a Gesù, segui i suoi passi.



-          L’assiduità nella preghiera personale e comunitaria con un contatto particolare con lo Spirito Santo, come aiuto voluto dal Padre e da Gesù.



-          Un’attenzione particolare ai cambiamenti del mondo contemporaneo, situazioni familiari, condizioni personali dei ragazzi, rapporti col parroco, colleghi, genitori.



-          Facendo attenzione a non essere dispersivi con una serie interminabile di nozioni e informazioni frammentarie, ma in modo progressivo, organico, adeguato rispettando i tempi di maturazione degli altri.



-          Vivendo nella comunità e per la comunità: oggi diventare cristiani, veri credenti, si impara vivendo nella comunità cristiana. Il contatto personale e la partecipazione alle attività della parrocchia, l’informazione alla comunità e la collaborazione con i genitori, non vadano trascurati, pena il fallimento del nostro lavoro.

Vivere una relazione personale con gli altri

-          Comunicare la fede come adesione a Dio, alla sua parola che chiama gli uomini alla comunione e alla salvezza, facendo attenzione alle peculiarità umane del vissuto di ognuno. Sviluppare la capacità di annuncio, a leggere i segni di Dio e immedesimarsi e fare propria la volontà di Dio.

                

-          Comunicare l’appartenenza a Gesù nella Chiesa, comunità dei cristiani uniti nella fede per amare Dio: tutti assieme celebriamo le lodi di Dio nella liturgia sacramentale, in modo particolare l’eucaristia, fonte e culmine di tutta la vita cristiana. Messaggio evangelico e liturgia devono viaggiare assieme.



-          Promuovere la carità come virtù della maturità cristiana che si manifesta nelle opere amando Dio e il prossimo.  



-           Annunciare, comunicare Gesù Cristo crocifisso e risorto, la sua persona e la sua divinità: nucleo centrale della catechesi è Gesù Cristo, vivo “ ieri, oggi, nei secoli”.



-          Portare a scelte concrete di vita: la vita del cristiano è come salire su una scala di cui ogni gradino è un passo avanti per raggiungere la meta prefissata; o meglio è come un seme che deve morire per portare frutto.   



-          Fare accettare la sofferenza come mezzo di redenzione e partecipazione alle sofferenze di Gesù, non ignorando quei momenti scuri della vita che devono preparare ad una conversione continua. superando quegli scogli difficili da accettare perché scomodi.



- Usare i mezzi di santificazione cioè i sacramenti in modo particolare la partecipazione attiva all’Eucaristia, punto centrale del culto che la comunità rende a Dio e mezzo di sostentamento della nostra vita spirituale.



-          Indirizzare alla Universalità: il cristiano non può isolarsi dagli altri, è parte integrante di un popolo, il popolo di Dio, parte di un corpo mistico, la Chiesa di Gesù. E’ parte del mondo anche il non cristiano, anch’esso fratello. La catechesi non si pone al centro della formazione cristiana, quasi fine a se stessa, ma guarda al termine di un percorso, al raggiungimento di una tappa assieme ad altri.

-          Comunicare il fine ultimo dell’uomo: la speranza dell’incontro col Padre. E’ naturale per tutti noi voler vivere in salute e il più lungo possibile, ma, come cristiani, non possiamo perdere di vista la meta del Regno dei cieli. La catechesi non può dimenticare questo aspetto, non bisogna tacere o sminuire questa realtà nemmeno di fronte alla tragica realtà della morte. Abbiamo una vita per credere, per sperare, desiderare, prepararci adeguatamente con tutta la Chiesa per il giorno del Signore per entrare nella pienezza di Dio, considerare Gesù come inizio, centro e fine della storia della salvezza.





L’uomo di oggi sente l’esigenza di riavvicinare il Vangelo alla vita, non tanto in termini morali, dogmatici, dottrinali, quanto come possibilità di dare significato alle esperienze umane, essere preso dall’amore di Dio.


“Quando un messaggio viene dalla persona e la persona consacra per esso la vita, gli uomini del nostro tempo sono particolarmente disposti a farlo proprio e a dargli testimonianza. Si tratta di un aspetto molto caratteristico della sensibilità odierna, dal quale la catechesi può trarre grandissimo profitto”. (docum. Base 58)

- Il catechista deve camminare insieme a Gesù

Il catechista è un chiamato speciale di Dio e come tale diventa un operatore di catechesi, un annunciatore, ma non un annunciatore qualsiasi, ma uno che fa risuonare, riecheggiare, rivivere la Buona Novella di Gesù, anzi Gesù stesso, è Gesù che ha posto la sua dimora presso di lui.



Parlare con cuore e intelligenza al cuore e alla mente di chi ascolta, in modo da mostrare che è l’amore di Gesù che spinge, che manda avanti il messaggio di vita eterna.

Nella preghiera fare rivivere la presenza di Gesù in noi in questo momento e nella vita: Gesù deve camminare assieme, vicino, come per i discepoli di Emmaus, ai quali spiegava le Scritture che si erano avverate, per poi farsi riconoscere al momento di spezzare il pane.

 Non sono i vari inviti che educano e fanno sì che i ragazzi vengano da noi, ma è la curiosità sorta nel loro cuore che li spinge a venire e vedere dove abita il Maestro. Se il Maestro è il padrone del mio cuore, certamente i ragazzi ( e non solo loro) saranno incuriositi.
Ad ognuno spetta solo di testimoniarlo, di vivere la verità nel nostro cuore. Lo stesso vale anche per le associazioni, i movimenti, gruppi ... congregazioni religiose. Se la loro vita non effonde la Verità, tanto da suscitare la meraviglia, vani sono gli inviti a farne parte”.
 ( Ady, da forum di netcrim.org I ragazzi e la fede).











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