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venerdì 13 settembre 2013

la nostra parola diventa affascinante per gli altri quando noi stessi vi prendiamo piacere.



PREMESSE PER UNA NUOVA CATECHESI:la nostra parola affascinante.


Fratello, la nostra parola diventa affascinante per gli altri quando noi stessi vi prendiamo piacere.

Il dispiegarsi della nostra parola risente della nostra gioia... La difficoltà non è dunque di sapere ciò che bisogna insegnare agli altri, ciò che essi devono credere, da dove cominciare,dove finire... né di vedere quando bisogna abbreviare o quando bisogna prolungare l’istruzione.

No, la cosa importante è istruire nella gioia. Più tu vi riuscirai, più sarai ascoltato” (SANT’AGOSTINO).

E’ possibile un programma di catechesi uguale per tutti, per adulti, piccoli e giovani?

Se pensiamo che il messaggio è unico perché Dio è uno, un programma di catechesi deve essere unico ma adattato alle diverse età, ai diversi stati di vita, all’uomo nel suo essere e nel suo divenire storico. Importante, come abbiamo appena letto da Sant’Agostino, è istruire nella gioia, entusiasmare per giungere ad una scelta per Dio in verità e libertà.

In questo capitolo voglio dare delle linee generali per un programma di catechesi che ogni operatore di catechesi dovrebbe seguire, ma prima ancora fare suo, entusiasmarsi per entusiasmare, istruire nella gioia, viverlo e crescere insieme alle persone che gli sono state affidate.


“Nel corso dei secoli Dio ha educato il suo popolo, trasformando l’avvicendarsi delle stagioni

dell’uomo in una storia di salvezza: «Egli lo trovò in una terra deserta, in una landa di ululati solitari. Lo circondò, lo allevò, lo custodì come la pupilla del suo occhio. Come un’aquila che veglia la sua nidiata, che vola sopra i suoi nati, egli spiegò le ali e lo prese, lo sollevò sulle sue ali.

Il Signore, lui solo lo ha guidato, non c’era con lui alcun dio straniero»" (Dt 32,10-12).


Di questa storia noi ci sentiamo partecipi.

La guida di Dio, in tutta la sua forza e tenerezza, si è fatta pienamente e definitivamente visibile in Gesù di Nazaret.


 Clemente Alessandrino, un autore del II secolo, gli attribuì il titolo di

“pedagogo”: è Lui il maestro e il redentore dell’umanità, il pastore le cui orme guidano al cielo ( Educare alla buona vita del Vangeli, Introd.1).

Sette cose importanti da tenere sempre presenti

Imparare dal Pedagogo, Dio, che segue l’uomo, entra nella sua storia, nelle sue vicende per indirizzarlo e farlo tornare a Lui: questo il compito della catechesi.


Pensare che l’iniziazione cristiana è più ampia di quella preparazione ai sacramenti della Cresima e dell’Eucaristia, finora ritenuta prioritaria, ma questi vanno inseriti nel contesto del nostro rapporto con Dio, come vedremo.


Rivalutare il ruolo della famiglia cristiana, cercare la sua partecipazione in una catechesi appropriata per loro e il loro coinvolgimento nella catechesi per bambini e ragazzi.


Non credere mai alla propria autosufficienza, dare valore e fiducia alle persone che collaborano con noi e non solo: bisogna vivere la carità e renderla visibile.


Rispettare, pur nell’annuncio della verità, la libertà di scelta in un rapporto di dialogo e di confronto.


Ricordare sempre che siamo operai del Signore: a noi il compito di annunciare La rivelazione di Dio completata da Gesù soprattutto con la nostra testimonianza come da mandato di Gesù: “ Mi sarete testimoni fino agli ultimi confini della terra” (At 1,8).


Per ultimo, ma non meno importante, ricordiamoci sempre di comunicare con lo Spirito Santo: ci è stato inviato perché capissimo meglio le Scritture e tutto quello che Gesù ha detto e fatto per la nostra salvezza.


Insieme per rinnovarci

Con il Concilio ecumenico vaticano II si è aperta una nuova era nel cristianesimo, una nuova primavera che parlava di rinnovamento. Chi come me ha vissuto quegli anni, anzi quei giorni, si ricorderà dell’entusiasmo di quel periodo. Attiravano quelle innovazioni liturgiche, ma soprattutto, per i più attenti, un messaggio che veniva dai padri conciliari: ci sentimmo inseriti come popolo di Dio in una lunga, avvincente storia, la storia della salvezza. Una storia che veniva da lontano che incomincia con la creazione dell’uomo e parlava dell’interesse di Dio per l’uomo.

Fu la fine di un catechismo fatto di dottrine e principi imparati a memoria e diventammo protagonisti assieme a Dio della storia cristiana e degli uomini.


Sono passati più di cinquanta anni e si sente il bisogno di un nuovo rinnovamento, causa sempre l’uomo, questa creatura tanto amata da Dio, ma altrettanto debole e incostante.

Ci siamo allontanati da quello che per molti di noi erano certezze, per inseguire le novità di un mondo in un vertiginoso cambiamento, che attraggono, affascinano e ti ubriacano fino farti dimenticare di Dio, del suo amore e dell’amore che dobbiamo al nostro prossimo, incominciando dai nostri figli, dalla nostra famiglia.


Oggi ci viene offerta un’altra occasione per ricominciare un nuovo cammino di rinnovamento e, come chi ha perso la bussola che lo guidava, siamo alla ricerca di un nuovo punto di partenza, forse di un aggancio, di una mano che ci aiuti a rivedere la nostra storia, i nostri errori: questo nuovo inizio lo chiamerei insieme, insieme edifichiamoci con la vita buona del Vangelo.


Una catechesi che ci faccia scoprire la nostra storia:

Non è questo il luogo di esporre un programma dettagliato di catechesi, bensì si vogliono dare delle tracce per riflettere, trasmettere, vivere insieme.


Cerchiamo di stabilire a chi potrà essere rivolto questo programma di catechesi:


 Premesso che il compito della catechesi è quello di proporre la fede e di darla, non darla per presupposta, e che la catechesi non è opera di singoli, bensì dell’intera comunità ecclesiale, ci rivolgiamo a:


-         noi stessi: abbiamo sempre bisogno di approfondire le verità in cui crediamo, verità da capire bene per vivere meglio, non ci basterà una vita. Per saper introdurre altri all'incontro vivo con Gesù è necessario che noi per primi lo abbiamo udito, visto, contemplato.


       - le persone più vicine a noi, la nostra famiglia: essere testimoni in mezzo a loro


-         i bambini dai 6 ai 10 anni

-         I ragazzi dagli 11 ai 14 anni

-         i giovani dai 15 anni in poi

-         I fidanzati in vista del matrimonio

-         giovani sposi con bambini da 0 a 6 anni

     - le famiglie: con lo stesso occhio attento e amorevole con cui guardiamo i nostri

ragazzi, guardiamo anche agli adulti che li hanno generati e che hanno il delicato compito dell'educazione.

-         le persone anziane nel rispetto spesso della loro fede semplice e tradizionale

-         gli ammalati, “fonte di ricchezza per tutta la chiesa” (Giovanni Paolo II)

-         gli extracomunitari, soggetti da comprendere, accogliere e amare.



Un programma di catechesi deve trasmettere il contenuto della Parola di Dio secondo le due modalità con cui la Chiesa lo possiede, lo interiorizza e lo vive: come narrazione della Storia della Salvezza e come esplicitazione del Simbolo della fede, le verità di fede: Sacre Scritture e vita della Chiesa, comunità del popolo di Dio che vive dell’Eucaristia e di momenti di vita comune.

Una catechesi che non solo accompagni la fede, ma la proponga e la susciti.



“Già al tempo dei Padri la Chiesa aveva compreso che l’iniziazione cristiana si doveva configurare come un itinerario progressivo, perché la vita non si educa in un istante, ma ha bisogno di un lungo percorso per maturare.


 E, contemporaneamente, aveva chiaramente intuito che la catechesi doveva lavorare non in maniera unidimensionale, bensì a partire da tutte le dimensioni costitutive dell’esistenza cristiana.


È necessario, allora, nel rinnovamento dell’iniziazione cristiana recuperare con forza questa prospettiva di un cammino che non si esaurisce nella preparazione alla celebrazione dei sacramenti, che pure è essenziale, ma che si pone come meta la maturazione di una mentalità di fede.

La storia del catecumenato antico insegna che questa maturazione la si raggiunge lavorando contemporaneamente su quattro dimensioni costitutive

dell’esistenza cristiana:

-         la professione della fede, ( non solo professare ma conoscere n.d.a.)

-         la celebrazione dei misteri, e liturgia della Chiesa

-         la vita in Cristo,

-         la preghiera cristiana,

   

...Facendo tesoro di questa struttura, il cammino proposto dalla catechesi dovrà sapientemente intrecciare:

la qualità del percorso formativo che permetta di conoscere ed amare la fede per giungere a professarla pienamente nel Credo.

la bellezza della celebrazione liturgica nella quale i nuovi credenti si inseriranno progressivamente,

la maturazione di scelte di vita cristiane accompagnata dall’incontro con chi già vive il vangelo nella sua esistenza quotidiana nel mondo,

l’accompagnamento nella preghiera personale, attraverso la scoperta dei modi della preghiera cristiana … per giungere alla capacità di discernere nel proprio cuore la volontà di Dio (Andrea Lonardo, Quali orientamenti per il rinnovamento dell’iniziazione cristiana?”  ELLEDICI ).






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